Editorialisti

15 Ottobre 2020

Il cinema è vivo e va gridato nelle strade

Paolo Sinopoli

C’è un disturbante brusio di sottofondo all’interno del mercato – sempre più insistente e neanche troppo celato – in cui taluni “celebrano” anticipatamente la morte dell’esperienza cinematografica in sala. Si evidenzia con misurata freddezza l’impietoso confronto degli incassi del weekend con il 2019, si preannuncia l’apocalisse a ogni minimo sussulto degli studios americani, e si decreta la fine della sala quando potenziali blockbuster atterrano sulle piattaforme senza passare dal grande schermo (fortunatamente pochissimi ad oggi).

 

Ma in tutto questo brusio ci si dimentica di tre elementi. Primo, il 2020 non è il 2019 e ogni confronto con l’anno precedente risulta non solo ingenuo ma anche anacronistico: nel 2019 non c’era una pandemia mondiale, i film uscivano tranquillamente in sala e il box office era in crescita. Secondo, le piattaforme vanno avanti da sole, in quanto offerta complementare che non sostituirà mai l’esperienza sociale e immersiva della sala (dal cui box office trae valore). Terzo, il cinema non è ancora morto e bisogna combattere per farlo restare in piedi. Altrimenti sarebbe come rinunciare a curare un malato, perché tanto è “probabile” che possa morire in futuro, per poi dire soddisfatti “ve l’avevo detto che sarebbe morto”.

 

E quindi? Quindi va ritrovato il coraggio di lottare per la nostra industria, puntando innanzitutto sulla comunicazione, affinché il pubblico abbia chiaro (e ora, che se ne dica, non ce l’ha chiaro) che i cinema hanno riaperto e che ci sono piccoli e grandi film da vedere. Anica, a nostro avviso, dovrebbe agire immediatamente chiedendo a Mediaset, Rai e Sky spazi pubblicitari gratuiti per uno o più mesi, dando vita a una campagna massiccia in cui, oltre a celebrare la riapertura dei cinema (primo aspetto fondamentale), si sottolinei la sicurezza della visione in sala, gli eventuali incentivi a favore dello spettatore e l’offerta cinematografica dei prossimi mesi.

 

Occorre un forte lavoro di lobbying con le televisioni, affidando la campagna a una figura competente che abbia chiaro l’obiettivo finale. Ma, soprattutto, bisogna muoversi in fretta, perché – sempre a nostro avviso – abbiamo già perso abbastanza tempo.
In parallelo, naturalmente, produttori e distributori devono continuare a investire nella promozione dei film (per quanto oggi sia più rischioso, anche da questo dipende la salvezza del mercato), altrimenti diventa difficile lamentarsi che il pubblico non sia a conoscenza delle nuove release. Evitiamo di trasformarci in spettatori, ruolo che appartiene di diritto unicamente al grande pubblico, e lottiamo per ripartire. Del resto, se non crediamo noi nel cinema, chi dovrebbe farlo?