Editorialisti

16 Ottobre 2020

Nonostante tutto

Arianna Sorbara - Progetto Cucina

Dopo la moda, a Milano arriva il design. Si tratta della neonata Milano Design City, tredici giorni di eventi, incontri, mostre in tutta la città, dedicata agli addetti del settore, non certo paragonabile al FuoriSalone al quale siamo abituati (e che, ammettiamolo, ci manca), ma che può essere letto sicuramente come un inizio, come una ripartenza. Del resto, il comparto è fermo da fine marzo e con lo slittamento del Salone del Mobile - poi posticipato al 2021 (siamo sicuri ci sarà? Ci sono già rumors di un probabile rinvio...) - e lo stop dei negozi, si è tutto congelato. E questo è il primo evento dopo il lockdown che riporta il design e l’innovazione in mostra.

 

Camminando per la città e spostandosi da una location all’altra si vede, però, “solo” un target prettamente milanese/lombardo; niente stranieri, niente folle, niente code per entrare nei flagshipstore, e quindi poca affluenza (aumenterà nel week-end?). Però, anche se i numeri non saranno da capogiro e non paragonabili a quelli della settimana del design, quello che c’è di positivo è la voglia di Milano Design City di provare a sfidare il post emergenza, anche se il distanziamento obbligatorio e le mascherine stanno facendo da scudo a tutto - come è giusto che sia - ma anche alle relazioni e al dialogo.

 

L’evento ha certamente buone intenzioni e permette alle aziende del nostro settore di mostrare finalmente le collezioni già pronte per il Salone e i nuovi monomarca, ma sembra faticare a trovare una propria identità e una propria collocazione. Alcune aziende, vista la scarsa partecipazione e la mancanza di operatori e buyer stranieri (se ne attendono dalla Germania, Francia e qualche altro Paese europeo), si sono domandati addirittura se non fosse tutto troppo prematuro… Come andrà, ve lo sapremo dire più avanti (mentre andiamo in stampa è ancora in corso), certo è che in questa fase di delicata transizione e di assenza di manifestazioni ufficiali, è il primo tentativo di Milano e delle aziende, di provare a mostrare come cambieranno la prossemica, le relazioni e gli spazi, e di ribadire di essere la capitale del design, nonostante tutto.